Una delle tendenze della moda uomo del 2018 è stata l’ossessione per l’agenzia spaziale americana. Ma oltre al trend c’è di più.

Un cosmo azzurro, un’orbita bianca, stelle e pianeti, e un doppio filo rosso, come un enorme airone stilizzato, che esce dall’orbita, tagliandola, puntando fuori da quel mondo chiuso. Uno dei loghi della NASA, assieme a quello di puro lettering rosso, piuttosto sixties, è diventato improvvisamente protagonista di T-shirt, felpe e maglioni, ma anche bomber e cappelli, che hanno preso piede e vestito praticamente chiunque nel corso del 2018. Il fenomeno era cominciato un paio di anni prima, in sordina, ma adesso più che di tendenza si può parlare di pura ossessione. Come è nata questa mania, e perché sta durando più a lungo di qualunque fiammata?

La mania NASA nella moda del 2018

Gli ottimisti pensano: vestiamo tutti NASA perché siamo dei sognatori, e viaggiare nello spazio è il desiderio più audace che si possa avere. I pessimisti invece: abbiamo così poca fantasia che indossiamo tutti la stessa cosa, magari senza neanche chiederci perché. Anche i brand, che in massa convergono sullo stesso tema, non è che brillino per creatività. Mettendo per un attimo da parte i pessimisti, che non offrono molti spunti di riflessione, vediamo cosa c’è davvero dietro quest’ossessione.

Vero, prima di tutto la scelta di come vestiamo è dei brand, ma ci sarà un motivo se sono comparse prima le capsule collection di Heron Preston in associazione con l’Agenzia spaziale americana, poi la collezione Coach dell’autunno inverno 2017 2018 e la collaborazione tra NASA e Vans per sneakers e giacche. E poi ancora a cascata felpe, maglie e T-shirt di Urban Outfitters e Topshop, fino ad arrivare ai thread di Reddit che si domandano come mai nei negozi low cost come Target sia tutta una celebrazione dello spazio molto anni 60. Le felpe con il logo NASA si trovano anche su Amazon, non è soltanto una faccenda americana. Anche perché il trend NASA dilaga anche da noi.

Fin qui i brand, che volendo si possono anche lasciare in negozio senza cedere a tentazioni. Ma perché questa nuova moda NASA ci è finita addosso per buona parte del 2018? Un motivo potrebbe essere il revival della space age anni 60 promosso dal film First Man – Il primo uomo, presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Ryan Gosling era Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. Un film di scienza poco fanta-, dove vengono coraggiosamente messe in scena le navicelle non attraenti, praticamente ferraglia, con cui abbiamo provato a raggiungere il nostro satellite, riuscendoci dopo milioni di dollari investiti, incidenti, morti e sofferenze.

Non è una cosa glamour, andare sulla Luna, e il film di Chazelle, nonostante i suoi limiti, va ammirato per questo. Vestiamo tutti NASA perché abbiamo nostalgia di un’epoca ingenua e sognatrice, a differenza del cinismo contemporaneo e dell’indifferenza con cui stiamo affrontando la possibilità di un’apocalisse climatica e quindi anche della fine? Anche. Ma forse nella mania NASA si nascone uno sguardo speranzoso sul futuro, non soltanto un’illusione retromaniaca.

Adesso però pensiamo a Marte: la sonda InSight è sul pianeta rosso, a raccogliere materiali e informazioni. Se le cose si mettono male, potremmo andare lì? La stessa NASA non manda più uomini nello spazio o sui pianeti (non ancora almeno), e neanche la Russia, figuriamoci. Se non altro un merito della Guerra fredda era di aver accelerato la ricerca aerospaziale nella gara a piantare per primi la propria bandiera qua e là nel cosmo.

Ad andare nello spazio, e mandarci turisti e coloni, pensano di più i privati, magnati tech come Elon Musk, Jeff Bezos, Richard Branson. I loro progetti di ricerca hanno molti elementi criticabili, soprattutto l’aspetto privato e capitalistico delle loro ricerche. Difficile immaginare che i loro intenti siano puramente umanitari. Non lo erano neanche quelli della NASA, figuriamoci, ma a fronte di tycoon che ci fanno un po’ paura, un’agenzia governativa fatta di astronauti-cowboy ma anche di matematici, impiegati, burocrati e contabili ci appare subito più rassicurante.